Quando la paura inganna e quando protegge: come distinguerle

Quando la paura ci assale, può essere difficile distinguere se proviene da una minaccia reale o dalla voce interiore della nostra parte ferita. Ma cos’è una minaccia reale e cosa si intende per voce interiore della nostra parte ferita?

Lo vediamo in questo articolo, perché riuscire a distinguere tra ciò che è realmente un pericolo per noi e ciò che, invece, può essere un auto-inganno della mente, può letteralmente cambiare il corso delle nostre decisioni (e della nostra vita).

Spesso, ciò che chiamiamo “paura” è in realtà un misto confuso di pensieri disfunzionali, esperienze passate e antichi automatismi mentali. Ma esiste un’altra forma di “paura”, più profonda, silenziosa, solida, che non nasce dalla mente, bensì da una guida interiore che cerca di proteggerci.

Possiamo chiamarla intuito? Certo! Voce divina? Assolutamente sì! Parte spirituale? Ancora una volta la risposta è positiva, perché è quella parte di noi sicuramente più spirituale, profonda, connessa con la parte più divina di noi stessi.

Paura o intuizione come distinguerle

 

Quando la paura è un’allucinazione della mente

Oggi, nella vita quotidiana, i pericoli reali che mettono a rischio la nostra sopravvivenza sono davvero pochi, perlomeno rispetto ai tempi in cui vivevano i nostri antenati.

Eppure la nostra mente, condizionata da milioni di anni di evoluzione, continua ad attivare il meccanismo dell’attacco o della fuga anche di fronte a situazioni che non rappresentano una vera minaccia.

Questo sistema primordiale, che ha aiutato i nostri antenati a scappare dai predatori o a difendersi in ambienti ostili, oggi si attiva anche per un’e-mail non risposta, un giudizio altrui o una scelta importante da prendere. Il corpo si prepara a combattere o fuggire, ma spesso non c’è nulla da cui scappare.

In tutto questo, la mente è estremamente abile nel generare scenari catastrofici. È il suo modo di tenerci al sicuro, anche quando non c’è un vero pericolo. Ogni volta che immaginiamo il peggio, che ci convinciamo che qualcosa andrà storto o che saremo abbandonati, umiliati o danneggiati, stiamo attivando la cosiddetta paura ferita: una risposta emotiva basata su un pensiero, e non su un pericolo reale.

In altre parole, invece di ascoltare con chiarezza ciò che sentiamo davvero, ci identifichiamo con la nostra parte ferita. Quella parte che ha imparato, spesso fin dall’infanzia, che per non soffrire è meglio scappare, evitare, compiacere o controllare. È il meccanismo della fuga interiore che ci fa prendere decisioni impulsive, scollegate dal presente, orientate unicamente a non rivivere un dolore passato.
Ma quella sensazione non è una guida autentica: è un riflesso condizionato. E ogni volta che la seguiamo senza riconoscerla, rischiamo di allontanarci ancora una volta da ciò che è veramente giusto per noi.

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Quando la paura è una guida che parla

La vera guida interiore non parla con il linguaggio della mente. Non urla, non si agita, non ragiona. Sente.

Ecco un esempio per comprendere meglio questo concetto così sottile.

Laura è una donna sta per investire una grossa somma di denaro, consigliata dal suo attuale compagno. I presupposti per un buon investimento ci sono, li ha scritti nero su bianco su una relazione abbastanza dettagliata, ma Laura avverte una sensazione di disagio, cupa e densa, come se avesse una pietra sullo stomaco che rallenta le sue azioni. Nessun pensiero ha preceduto questa sensazione e nessuna catena mentale l’ha innescata: è semplicemente presente.

In seguito, Laura perde parte del denaro e si rende conto che quella sensazione era la sua guida che stava tentando di proteggerla. E quando si trova, tempo dopo, in una situazione simile, riconosce quello stesso “peso”. Questa volta ascolta, avverte un amico e ragiona con lui: grazie all’ascolto della sua guida interiore evita di fare un altro investimento rischioso.

Questo è un esempio, ma può essere applicato a molti eventi di vita quotidiana, anche i più semplici. Il punto è che la guida interiore non arriva sotto forma di panico o confusione, non grida: non farlo! Piuttosto, si manifesta come una percezione chiara e istintiva che qualcosa è fuori posto, sbagliato, anche se tutto sembra logico e corretto in apparenza.

 

Due frequenze, due messaggi

Per imparare a distinguere tra paura ferita e guida interiore è necessario prestare attenzione alla “frequenza” della sensazione.

La paura ferita è rumorosa, agitata, mentale. Si muove velocemente, cambia direzione, cerca spiegazioni, alimenta dubbi.

La guida interiore è stabile, silenziosa, solida. Non cerca di convincere. Semplicemente “è”.

Perché quando siamo in contatto con la nostra guida, percepiamo un senso di verità che non ha bisogno di prove. È simile alla calma che proviamo quando sappiamo, nel profondo, di stare facendo la cosa giusta, o quando sentiamo, altrettanto chiaramente, che qualcosa non va, anche se non sappiamo spiegare il perché.

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Come sviluppare la capacità di discernimento

Sviluppare questa capacità di distinzione richiede ascolto interiore e pratica consapevole. Non basta meditare o leggere libri di crescita personale che, certo, aiutano, ma serve una relazione quotidiana con le proprie emozioni, una volontà autentica di imparare da esse.

Nel metodo Tutta un’Altra Vita, uno dei primi passi fondamentali è proprio quello di imparare ad ascoltare i segnali del corpo e dell’anima.

Impariamo a capire che le emozioni, anche quelle più difficili come l’ansia o la paura, non vanno giudicate e non sono ostacoli, ma messaggeri. L’ansia, ad esempio, può segnalare che ci stiamo auto-raccontando una storia che non è vera e che stiamo prendendo una decisione basata su paura e insicurezza. Il disagio profondo e improvviso, invece, può indicare che stiamo per oltrepassare un confine pericoloso.

Quando cominciano ad ascoltarci in modo autentico, iniziamo anche a riconoscere schemi ricorrenti, differenze di frequenza, e soprattutto impariamo a distinguere la voce della ferita da quella della guida. È un vero allenamento all’integrità interiore, che permette di vivere con più fiducia, centratura e lucidità.

 

Una domanda di autocoaching da farci per distinguere quando la paura inganna e quando protegge

Quando nasce una paura o una sensazione difficile da interpretare, possiamo fermarci un attimo e chiederci

“Questa paura arriva da una ferita del passato o da una verità del presente?”

È una domanda semplice, ma potente. Porta immediatamente l’attenzione al presente e crea uno spazio di riflessione in cui il corpo può rispondere prima della mente.

Se la sensazione è confusa, scivolosa e genera ansia, ma soprattutto nasce da pensieri sul passato, da previsioni o immagini mentali, è probabile che venga dal nostro sé ferito.

Se, invece, la sensazione è profonda, improvvisa, non preceduta da pensieri specifici, forse la guida sta cercando di proteggerci.

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Il prezzo di ignorare la guida interiore

Ignorare i segnali della nostra guida interiore può portare a esperienze dolorose. Proprio come Laura, molti scoprono troppo tardi che quella sensazione “strana” non era solo ansia, ma un tentativo dell’anima di intervenire.

Tuttavia, anche questi momenti di fallimento possono essere porte per la crescita. Dopo aver “sbagliato”, è possibile imparare. E spesso, l’esperienza vissuta in modo consapevole diventa la base per una connessione più forte con la nostra guida.

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Fidarsi di sé è un atto sacro

Viviamo in un mondo che ci insegna a fidarci più della logica che dell’intuito, più delle opinioni degli altri che delle nostre sensazioni interiori. Ma la verità è che nessuno conosce la nostra strada meglio di noi stessi.

Imparare a distinguere tra la voce della ferita e quella della guida interiore significa restituirci potere, protezione e libertà. Significa non farsi più ingannare dal rumore della mente, ma imparare a seguire la bussola interiore che non mente mai.

Perché nel momento in cui sentiamo che la nostra guida interiore vuole proteggerci possiamo prenderci il tempo per approfondire la questione che ha innescato questo stato. Nel caso di Laura, magari chiedendo più documenti sull’investimento, o una consulenza esterna a un professionista neutrale, così da salvaguardare i suoi risparmi.

Se sentiamo che la voce interiore ci vuole proteggere possiamo approfondire, chiedere supporto ad altre persone, raccogliere informazioni che ci permettono di avere un quadro più chiaro. Così possiamo fare scelte più informate, consapevoli e capaci di salvaguardarci da situazioni pericolose o dolorose.

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