Falsi miti al femminile

I condizionamenti si acquisiscono nell’età della Fanciulla e diventano parte del nostro sistema di credenze da grandi.
Ecco che poi nascono i falsi miti che finiscono per renderci la vita più complicata, ma che studi e ricerche hanno dimostrato non essere veri.
Vediamoli insieme!

1. Talenti e inclinazioni cambiano a seconda del sesso
Spesso siamo portati a credere che i maschi e le femmine abbiano attitudini differenti e così finiamo, almeno a livello inconscio, per predire le inclinazioni e i talenti di un bambino a seconda del suo sesso.
Le ricerche mostrano come in media i genitori abbiano meno aspettative nei confronti delle femmine in materie come matematica e ingegneria, perché le considerano «da maschi ». Le ragazze che introiettano questa convinzione riscontrano effettivamente più difficoltà nelle discipline scientifiche.
I condizionamenti nascono proprio nell’infanzia e si rafforzano man mano che cresciamo trasformandosi in profezie che si avvereranno.
Uno studio che comprende oltre settemila ricerche e che tiene conto di un’ampia gamma di variabili cognitive personali e sociali dimostra soltanto poche differenze rispetto alle potenzialità e predisposizioni di maschi e femmine nell’età scolastica (Hyde, 2005, 2006). Da questi dati emerge che la discriminante è nella diversa educazione.
Come educatori, occorre fare attenzione alle porte che chiudiamo ai bambini e alle bambine mettendo davanti i nostri pregiudizi e condizionamenti.

2. In quanto donne, siamo nate per avere dei figli
Per secoli generazioni di donne non hanno avuto la possibilità di mettere in dubbio quello che, riprendendo le parole di Lorella Zanardo, ancora oggi viene vissuto come «un richiamo ineludibile, un dovere ancestrale, inscritto nel Dna di ogni donna nel momento stesso in cui viene al mondo».
In quanto donne, abbiamo il grande dono di poter donare la vita, ma non è una chiamta per tutte le donne, nè tantomeno un cammino obbligato.
Si crede che senza dei figli, una donna non sia completa, ma non è così.
Io stessa non ho mai sentito la chiamata ad avere figli, ma per molto tempo, i commenti di famigliari e colleghi, mi hanno indotto a pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.
Le ricerche e il lavoro che ho fatto su me stessa nel corso degli anni mi hanno fatto arrivare alla conclusione che fossi nata per dedicare il tempo e la mia energia ad altro.
La fertilità è un concetto molto molto più ampio di quello che abbiamo in mente tradizionalmente.
Siamo fertili se sentiamo il potenziale dentro di noi, possiamo essere fertili di idee, di soluzioni, di intuizioni. E dopo un periodo di gestazione e un certo travaglio, possiamo concepire il cambiamento e dare alla luce aziende, progetti, libri, teorie, arte.

3. Una donna che lavora non può essere una brava mamma
Sempre più ricerche dimostrano che la pressione esercitata sulla donna dalla società affinché stia a casa con i figli è basata più sui condizionamenti che sulla realtà.
Uno studio molto esteso dell’Early Child Care Research Network ha volute verificare quanto fosse necessaria la presenza materna per una buona crescita del bambino.
Il progetto ha coinvolto più di trenta esperti delle più prestigiose università e più di mille bambini sono stati seguiti per oltre quindici anni. I risultati sono stati pubblicati nel 2006: è emerso che non c’era nessuna differenza tra i bambini che erano stati accuditi dalle mamme e quelli no. Non vi era alcuna diversità né in termini di capacità cognitive, né di competenze linguistiche o sociali, né nell’attitudine a creare e mantenere relazioni. Non c’erano nemmeno differenze nella qualità del legame tra il bambino e la madre.
Ciò che era fondamentale era il comportamento positivo e sensibile di entrambi i genitori e l’intimità emozionale della coppia. Questi fattori influenzano la crescita del bambino dalle due alle tre volte di più che una mamma casalinga.
Ciò che conta per il bambino è avere qualcuno che si prenda cura di lui e ci sono tante figure che possono farlo, oltre la mamma: il padre, la nonna, una babysitter di fiducia, un bravo educatore, o un’alternanza di persone purché abbiano a cuore il piccolo.
I bambini hanno bisogno di avere genitori che diano loro cura, amore, tempo, attenzioni. Ma questo può avvenire anche se entrambi i genitori lavorano fuori casa. Addirittura alcuni dati suggeriscono che ciò può favorire lo sviluppo dei figli, soprattutto per le femmine.
Credo che questi dati ci mostrino che non c’è nessun motivo per cui una donna non possa avere sia i figli sia la carriera.
Ci dicono che scegliendo la carriera non stiamo in alcun modo danneggiando i nostri figli.

4. I bei tempi sono andati: a 50 anni non ci si può più reinventare
In uno studio, durato oltre cinque anni, sulla nuova longevità lavorativa e su come questo può portare a una vita più soddisfacente, la ricercatrice Lydia Brontë dimostra che in futuro la maggior parte delle persone avrà tre carriere: una verso i trenta-quarant’anni, una tra i cinquanta e i sessanta e una dai settanta in avanti.
Molte donne, infatti, sperimentano un picco di creatività attorno ai cinquant’anni, che dura per almeno venticinque-trent’anni: significa che la nuova mezz’età avviene tra i cinquanta e settant’anni!
Hai sempre l’età giusta per fare qualsiasi cosa tu voglia fare!

5. Più avanza l’età, più si perde la memoria
Uno studio su oltre duemila donne condotto dalla scuola di medicina dell’Università della California rivela che se nella pre-menopausa ci può essere una diminuzione dell’apprendimento, i livelli tornano normali con la menopausa!
Il cervello ha la capacità di creare nuove neuroconnessioni fino all’ultimo secondo di vita. Secondo Mona Lisa Schulz, medico americano e autrice di diversi libri sul benessere e il rapporto corpo-mente, scordarsi i nomi o le parole non riguarda la perdita di memoria, quanto piuttosto la direzione dell’attenzione che nella fase della Donna Saggia è istintivamente rivolta all’interno, occupata a svolgere il lavoro di guarigione necessario.

6. I latticini aiutano a contrastare l’osteoporosi
Su questo tema Harvard ha condotto uno studio durato diciotto anni che ha coinvolto 72.337 donne, dalla menopausa in poi. Nel 2003 gli studiosi hanno concluso che i latticini non aiutano in nessun modo a prevenire il rischio di fratture ossee. E questo è stato ulteriormente confermato da un altro studio che ha coinvolto 170.000 donne.
In Africa e Asia, dove tradizionalmente non si consumano latticini, l’osteoporosi e le conseguenti fratture sono dal 50 al 70 per cento meno frequenti.
Come riporta Christiane Northrup in Menopausa felice, alcune ricerche hanno scoperto che una dieta a base di frutta e verdura aiuta ad aumentare la densità ossea fino all’85 per cento.
Ciò che davvero aiuta a prevenire queste problematiche è una dieta alcalina. Tutte le proteine animali (carne, affettati, latte, formaggi), tutti i carboidrati raffinati e gli zuccheri rendono il sangue più acido. Il corpo allora cerca di neutralizzare l’acidità producendo sostanze alcaline, attraverso il calcio delle ossa. Così pian piano si creano le basi per l’osteoporosi.
Certo, i latticini apportano una certa quantità di calcio. Ma inducono anche tantissima acidità che poi il fisico deve contrastare rubando ancora più calcio dalle ossa. In pratica è come fare un passo avanti e tre indietro. Al contrario, i semi di sesamo, le rape, le mandorle, le arance, le erbe aromatiche e le verdure a foglia verde, come il cavolo e le insalate, sono eccezionali fonti di calcio, sia cotte sia crude.
Oltre all’alimentazione vegana, la migliore prevenzione sia per l’osteoporosi sia per le malattie cardiovascolari che potrebbero insorgere, è l’esercizio fisico regolare.
La Northrup afferma che non è il processo di invecchiamento che di per sé causa l’assottigliamento delle ossa, ma il fatto che troppe donne smettano di usare i muscoli.

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