Come smettere di ricercare la perfezione e ritrovare la felicità

A quanti di noi è capitato di sentirci in uno stato d’ansia ma non comprenderne appieno la causa scatenante? Viviamo le nostre vite in modo frenetico, nella costante ricerca di qualcosa che alla fine non sappiamo nemmeno noi cos’è, perché non siamo mai riusciti a fermarci per un secondo e ascoltare noi stessi per capire cos’è. O forse non abbiamo mai voluto.

Il sogno di tutti è avere la vita perfetta: il lavoro perfetto, la casa perfetta, la famiglia perfetta e così via. Ma a un certo punto della nostra vita ci siamo mai guardati indietro per vedere cosa stiamo facendo davvero? E per chi lo stiamo facendo?
Vogliamo rendere fieri i nostri genitori? Vogliamo sentirci parte di qualcosa facendo quello che ci si aspetta da noi? Qual è la ragione per cui corriamo avanti e indietro, magari facendo un lavoro che non ci piace o trascorrendo del tempo con persone che normalmente non frequenteremmo solo per far piacere a qualcuno a cui teniamo?

Come spiego nel mio libro “Libera la tua vita”, ci sono diverse azioni che compiamo in base al bisogno che cerchiamo di soddisfare, tutte facenti parte di un insieme che ci impedisce di sviluppare appieno il nostro potenziale e vivere la nostra vita come, appunto, nostra.

Spesso capita che, crescendo, ci venga instillato il seme della perfezione a tutti i costi. La sorella maggiore deve essere l’esempio per i fratelli o le sorelle più giovani, il figlio unico ha sulle spalle il peso della soddisfazione da dare ai genitori, e così via. Ma non solo nella situazione famigliare, ovunque può capitare che gli altri abbiano determinate aspettative nei nostri confronti e, per non deluderli, noi ci mettiamo anima e corpo per soddisfarle. Anche se non è esattamente quello che vogliamo per noi stessi.

Quanto dev’essere faticosa una cosa del genere? Apparire perfetti agli occhi degli altri, che quando ci chiedono come stiamo si sentono sempre rispondere uno sfavillante “benissimo, va tutto alla perfezione e sono felice ventiquattro ore su ventiquattro sette giorni su sette”.

Io personalmente credo che sia impossibile, e tu?

Ora non dico che essere felici non va bene, ma il punto è proprio che non esserlo ogni tanto, o non essere al 100% ogni singolo secondo di ogni giorno, è normale. È la vita. La nostra vita soprattutto.
E noi dobbiamo viverla come tale giusto? Il tempo passato a stressarci, perché è questo quello che succede quanto inseguiamo le aspettative altrui, solo per far felici gli altri è –purtroppo- tempo perso. L’unica vera persona da soddisfare, da rendere felice, siamo noi.

L’obiettivo non è la perfezione, ma la felicità. La nostra. Come fare per raggiungerla?
Prima di tutto, dobbiamo accettare il fatto che qualunque cosa facciamo sarà impossibile fare felici tutte le persone che abbiamo intorno.

Questo è il primo passo, quello più importante, ma è ovviamente anche il più difficile. Altrimenti non ci sarebbe bisogno di prendersi questi attimi di riflessione giusto?
Allora rimbocchiamoci le maniche e sblocchiamo questo primo scoglio: la perfezione.

E se invece della perfezione iniziassimo a ricercare l’eccellenza? Eccellenza è cercare di dare il meglio di noi abbracciando la nostra fallibilità. Questa ricerca ci porta alla maestria.
Gli studi ci indicano che per eccellere davvero in qualcosa servono diecimila ore di pratica.
Se fai i conti sono mille ore all’anno per dieci anni (quasi tre ore al giorno) di allenamento fisico e mentale, studio e ricerca. È un cammino tutt’altro che facile.

Se nel perfezionismo non c’è posto per gli errori perché non li sopportiamo, nella ricerca dell’eccellenza non amiamo fare errori ma li accettiamo innanzitutto perché fanno parte dell’essere umano e poi perché portano crescita.
Se nel perfezionismo i nostri obiettivi sono così alti che raramente riusciamo a raggiungerli perché sono irrealistici, nella ricerca dell’eccellenza sono alti ma realistici.
Se nel perfezionismo qualsiasi cosa facciamo sembra sempre non essere abbastanza, nella ricerca dell’eccellenza ricaviamo soddisfazioni da ciò che facciamo, anche dai piccoli risultati.

Nel perfezionismo ci focalizziamo sul negativo. Nella ricerca dell’eccellenza ci focalizziamo sul positivo.

Come farlo dal punto di vista pratico? Ecco un esercizio per uscire dal perfezionismo.

La chiave di volta, il nostro mantra in questo caso è: Sbaglia più che puoi!

Per la prossima settimana scegli un errore al giorno e fallo:

– Manda una mail con degli errori nelle parole, o con gli spazi doppi oppure senza spazi.
– Sbaglia strada per andare al lavoro.
– Apparecchia la tavola con i piatti di due servizi diversi.
– Dai l’okay a un progetto (magari uno secondario, non tra quelli di vitale importanza!) anche se non è perfetto.
– Vai in stazione e acquista il biglietto per il primo treno che parte, senza conoscere la destinazione.
– Esci di casa senza il cellulare.

Prova, percepisci come ti senti quando fai questi errori, e fanne degli altri.
Hai mai provato queste sensazioni? Hai trovato soluzioni alternative per spezzare la catena del perfezionismo? Condividile con la comunità di BlessYou!

Se senti una chiamata ad aiutare gli altri in questo percorso di cambiamento (a livello personale o professionale) diventa un facilitatore e coach di Tutta un’altra vita. Una settimana full immersion per trovare (o ritrovare) i propri talenti e metterli al servizio del mondo per fare la differenza!

Ti aspetto.

Tutte le informazioni che cerchi sono qui:

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