6 consigli per gestire le amicizie al lavoro

Passiamo la maggior parte del nostro tempo al lavoro, più di quello che passiamo in famiglia o con i nostri cari, lavoriamo per 8 ore fianco a fianco con altre persone, condividiamo le giornate belle e quelle brutte, i successi e le delusioni, collaboriamo per uno scopo comune. In questa situazione, è auspicabile instaurare dei rapporti sereni con i nostri colleghi e in alcuni casi è normale veder sorgere rapporti di amicizia che vanno oltre le mura dell’ufficio. Una battuta davanti alla macchinetta del caffè, una pausa pranzo insieme, una riunione di lavoro sono tutte occasioni che ci fanno conoscere meglio i nostri colleghi fino a considerarli amici.

Sicuramente avere amici sul posto di lavoro ha dei vantaggi in termini di benessere psicologico e andamento professionale. Il posto di lavoro non è solamente un ambiente dove condividiamo spazi, ma anche un luogo carico di emozioni negative e positive. Avere delle presenze amiche ci dà più carica e motivazione per affrontare le nostre giornate e una spalla a cui appoggiarci nei giorni più bui. Condividendo anche i problemi extra lavorativi (es. bambini piccoli, etc) ci si sente capiti senza bisogno di tante spiegazioni. Ma non sono tutte rose e fiori.

A volte, infatti, quello che appare come un rapporto di amicizia, si rivela un relazione fondata sull’interesse. Si può mostrare solidarietà e collaborazione ma può capitare di trovarsi in situazioni poco piacevoli tanto da arrivare a  voltare la faccia all’amico/collega. Ecco perché l’amicizia sul luogo di lavoro è uno dei temi più delicati da affrontare.

Ecco allora 6 consigli per gestire le amicizie al lavoro.

1. Non isolarti dagli altri
Avere un rapporto di complicità con un collega può portarti a non considerare ed escludere gli altri colleghi – visti quasi come una minaccia a questo rapporto così speciale. Il rischio è quello di isolarti dagli altri e creare tensione. Alcuni colleghi potrebbero essere gelosi di questa complicità e cercare di sabotarla. Sii consapevole di questo e cerca di avere un rapporto sereno e amichevole con tutti i colleghi. Attenzione anche al linguaggio: esprimiti al positivo – evitando di parlare male degli altri – e contribuisci a mantenere un’atmosfera piacevole.

2. Mantieni il focus
Avere amici sul posto di lavoro può aumentare la motivazione e anche la nostra produttività se però siamo in grado di mantenere il focus sul lavoro. Il rischio infatti è farsi distrarre facilmente dalle chiacchiere e scordarci i progetti che stiamo seguendo per poi trovarci a dover correre per recuperare. Sii professionale e rispetta le scadenze, non lasciarti distrarre da troppe pause caffè. Un pranzo o un aperitivo dopo il lavoro sono un modo per passare del tempo con l’amico/collega senza compromettere la produttività.

3. Comunica direttamente e chiaramente
Quando si presenta un problema al lavoro, non avere paura di dire le cose esattamente come stanno. Questo eviterà litigi che potrebbero danneggiare la tua vita professionale e personale. Come scrivo in Libera la Tua Vita a proposito della trappola del commissario per cui si cerca sempre il colpevole, dire la verità è una cosa; il modo in cui la si dice è un’altra. L’idea non è di tacere e di lasciar correre l’errore. Consideriamo il modo in cui formulare la comunicazione affinché l’altro si senta apprezzato e non colpevolizzato. Si può cominciare spiegando i propri motivi. Per esempio, dire: «Apprezzo il nostro rapporto professionale (e personale) e vorrei vederlo crescere e, affinché ciò accada, ho bisogno di parlarti di una questione per me difficile», è tutta un’altra musica rispetto allo sbottare in maniera impulsiva.
Possiamo fare notare gli errori senza cadere nell’arroganza, nella critica o nella colpevolizzazione. Possiamo essere duri col problema restando morbidi con la persona.

4. Non prenderla sul personale
Analogamente, quando siamo noi a ricevere una critica, l’atteggiamento migliore è ricordarci che è un nostro modo di pensare, una nostra frase, una nostra azione, un nostro progetto a essere giudicato, criticato o attaccato. Non necessariamente noi. La critica è verso l’idea che la persona ha di noi. Quindi ha poco a che fare con noi e molto a che fare con la persona che ci sta rifiutando/attaccando/criticando in quel momento. C’è molta differenza tra il pensiero che hanno di noi e chi siamo veramente!
Occorre fare una distinzione netta tra persona e comportamento. Noi come persone siamo più dei nostri progetti, delle nostre azioni e persino dei nostri pensieri. Per evitare di personalizzare quando siamo sotto at-tacco serve allenare il dis-tacco: il distacco ci aiuta a smettere di drammatizzare e prendere le cose in maniera più leggera.

5. Attenzione all’ambizione
Come fare quando uno dei due riceve una promozione e passa di livello? Se il nostro amico/a diventa il nostro superiore il rischio di cadere nella trappola del giudice che fa continui paragoni è alto. Come scrivo in Libera la Tua Vita, cerchiamo di considerare il nostro amico/collega uno stimolo a cui ispirarci per migliorarci. Chiediti: quali sono le qualità presenti in questa persona che voglio aumentare in me? Cosa posso fare per raggiungere anch’io quel risultato? Come posso farlo rispettando me stesso?

6. Stabilisci alcuni limiti
Lavori meglio in uno spazio ordinato? Prima di un appuntamento importante hai bisogno di concentrarti in silenzio? Ti infastidisce  essere continuamente interrotto dalle domande della tua collega? O viceversa hai spesso bisogno di fare brainstorming con qualcuno sui progetti che stai seguendo al lavoro? É importante imparare a comunicare i propri bisogni. Infatti, per lavorare al meglio, ognuno ha bisogno di fare rispettare il proprio spazio personale. E per farlo, il primo passo è conoscere bene noi stessi (che non è così scontato) e le nostre reazioni.

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