5 passi per superare la paura dell’abbandono

La paura di essere abbandonati appartiene a ciascuno di noi: da bambini temiamo di essere abbandonati dai nostri genitori, da adulti abbiamo il timore di perdere le persone che amiamo e di rimanere per sempre senza legami affettivi. Il risultato è che molto spesso si creano delle relazioni emotivamente dipendenti e poco sane basate sulla paura di perdere l’altro anziché sulla gioia di dare incondizionatamente.

Ecco allora che si sviluppa attaccamento e desiderio di possesso: esattamente il contrario della libertà, principio fondamentale dell’amore e dell’amicizia.

Questo comportamento disfunzionale può essere associato alla trappola del “sorvegliante” che ho individuato nel mio libro Libera La tua Vita secondo cui tendiamo a voler tenere tutto sotto controllo per appagare il nostro bisogno di sicurezza emotiva e materiale. La trappola dell’abbandono scatta principalmente nelle relazioni più intime e può essere scatenata o da perdite o separazioni reali come  un trasloco, il divorzio, l’abbandono o la morte o da qualsiasi altra causa che preveda un’interruzione del contatto con l’altro. Un esempio è il partner che si comporta in modo annoiato o distante o che appare momentaneamente distratto o provi interesse per un’altra persona.

Altre volte la paura dell’abbandono si manifesta nell’impossibilità di troncare relazioni dannose siano esse di amicizia, di amore o di lavoro. Pur riconoscendo che quelle relazioni non siano fatte per noi e non ci facciano stare bene, non riusciamo a troncarle per paura di rimanere soli. Così facendo non solo prolunghiamo questa sofferenza, ma escludiamo ogni possibilità di aprirci a nuove relazioni più salutari e adatte a noi (e all’altro). In altri casi, siamo così scottati e in preda alla paura da chiuderci totalmente e non volere più nessuno accanto per paura di essere abbandonati un’altra volta. La paura di soffrire è così forte che preferiamo anticipare ogni mossa e troncare quella relazione prima che le cose accadano realmente nell’illusione di poter controllare le nostre emozioni, provocando in realtà tristezza e frustrazione. La felicità è un diritto di nascita e avere delle relazioni soddisfacenti nella nostra vita è possibile.

Ecco quindi 5 passi per sconfiggere la paura dell’abbandono.

1. Dai un nome al tuo drago
Come per molti altri comportamenti disfunzionali, la parola chiave è consapevolezza. Ammettere a noi stessi di avere paura di qualcosa e riconoscere quella paura– in questo caso essere abbandonati e rimanere soli – è il primo passo verso la trasformazione.
Come scrivo in Mi Merito il Meglio, in molte tradizioni magiche si dice che la maniera per vincere un mostro sia conoscere il suo vero nome. Immagina le tue paure – in questo caso quella dell’abbandono e di rimanere soli –  i tuoi scheletri nell’armadio, come dei draghi. Più a lungo quei draghi sono stati rinchiusi nell’armadio, più potere hanno.

Che cosa non accetti di te stesso, della tua vita, del tuo lavoro? Quali sono i tuoi draghi?
Che nome puoi dare loro che sia un nome divertente, sciocco e anche ridicolo?

Chiamare quei draghi per nome invitandoli a uscire ci aiuta a ridimensionarli, a sgonfiare il loro potere. Fa sì che possiamo abbracciarli e iniziare a danzare con loro, integrando quelle energie nella nostra vita.

2. Lavora sulla TUA identità
Quando siamo innamorati, sopravvalutiamo l’altro, che ci sembra perfetto così com’è. In realtà, stiamo trasferendo all’altro tutte le qualità che vorremmo avere noi. Quando poi la relazione finisce, ci sentiamo persi, come se non valessimo niente senza l’altro a fianco. Piuttosto che cercare nell’altro le qualità che non abbiamo e che vorremo avere, cerchiamo di costruircele dentro di noi. L’amore è uno scambio: se prendiamo e basta, cosa abbiamo da offrire?

3. Guarda il lato positivo
Il distacco porta con sé anche degli aspetti positivi. Tutto accade per una ragione; se una relazione – di qualsiasi tipo – arriva al capolinea è perché non è più adatta a noi. Quando lasciamo passare un po’ di tempo e ci guardiamo indietro, ci accorgiamo di come il distacco sia stato un’importante fonte di riflessione, una ricchezza che ci ha fatto crescere, ci ha fatto vedere il mondo da un altro punto di vista e ci ha offerto più opportunità. Quello che stai affrontando ora è uno stimolo verso situazioni nuove e migliori per noi. Non c’è nulla di cui avere paura.

4. Smettila di generalizzare
Il “catalogatore” è un’altra delle 15+1 trappole che ho individuato in Libera La Tua Vita. Generalizzare ci porta a distorcere la realtà e a cancellare i dettagli che invece fanno la differenza. Così finiamo per non vedere le vie di mezzo, e pensiamo in termini di tutto o niente, bianco o nero.
Il fatto che un uomo o una donna ci abbia lasciato non significa che tutti gli uomini e tutte le donne siano uguali e si comportino allo stesso modo. Generalizzare ci allontana dalla fiducia, che invece è il pilastro su cui si dovrebbero fondare le nostre relazioni.

Per evitare di cadere in questa trappola, aiutati con queste domande-antidoto:
Cosa succede esattamente?
Come fai a saperlo? Quali sono le prove?
Tutti, proprio tutti (per esempio, gli uomini sono dei traditori)?
Proprio nessuno (per esempio, non posso fidarmi di nessuno)?
Proprio sempre/proprio mai?
Qual è l’esperienza che ha generato questo modo di pensare?
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo modo di pensare?
Questo modo di pensare ti serve? Rende la tua vita migliore?

Trovare dei controesempi ti aiuterà a disattivare questa trappola e riacquistare fiducia.

5. Godi  delle relazioni che hai ora
Il qui e ora è l’unico momento che esiste, l’unica certezza che hai. Pre-occuparsi delle cose prima che accadano è assolutamente inutile. Nulla è per sempre – siano essi momenti belli o brutti. Tutto è impermanente. Godi delle relazioni che hai ora, esattamente nel luogo in cui ti trovi con le persone di fianco a te. Non pensare a eventi negativi che potrebbero portarti via la persona amata, ma cerca di godere del dono che ti è stato fatto.

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